Backpacker: vita da viaggiatore low cost
Il regalo più bello che abbia mai ricevuto in vita mia è stato un mitico zaino Lowe Alpine Cerro Torre. Me lo hanno regalato le mie sorelle per il mio diciottesimo compleanno. Era accompagnato da un biglietto con una caricatura di me: uno zaino stracolmo sulle spalle, in piedi davanti a numerosi cartelli che indicavano destinazioni diverse. Di lì a poco, quel disegno si sarebbe trasformato in quotidianità per almeno un terzo dell’anno. Sarei diventata una backpacker.
Quello zaino mi ha accompagnato per altri diciotto anni, per poi andare dignitosamente in pensione un po’ di tempo fa.
Ha viaggiato con me ovunque, dall’Europa all’Asia, senza mai abbandonarmi. Come un amico fidato, ha preso parte a tutti i miei traslochi. Con me ha detto addio all’Irlanda, dove ero partita con colui che, all’epoca, pensavo fosse l’amore della mia vita.
Mi ha fatto da cuscino quando dormivo nelle stazioni dei treni indiani; durante gli infiniti spostamenti in autobus lungo le strade himalayane è diventato il mio sedile più comodo.
È stato anche l’unico legame con casa quando sono stata operata d’urgenza di appendicite in Nepal.
Chi come me ha viaggiato tanto da “Backpaker“sa cosa vuol dire il legame con il proprio zaino e la passione incondizionata per questo tipo di viaggio.
Il primo viaggio da backpacker non si scorda mai
Il mio primo viaggio da sola, zaino in spalla, l’ho fatto diciotto anni fa, in India. Un biglietto aperto di tre mesi e tanta fiducia, in me stessa e negli altri.
Quello che ho provato una volta arrivata all’aeroporto di Nuova Delhi è stato qualcosa di indescrivibile. Il rumore assordante dei clacson, le scimmie metropolitane dallo sguardo aggressivo, le vacche che camminavano libere in mezzo al traffico, facendo lo slalom tra le macchine. All’epoca popolavano tutta la città; oggi si trovano soprattutto nella parte vecchia.
Gli odori erano nauseabondi, i bambini vivevano in condizioni difficili. Era tutto troppo. Volevo tornare a casa.
Per tre giorni non sono uscita da quella che a malapena si poteva definire una stanza d’hotel.
Poi, a un certo punto, qualcosa è cambiato. Mi sono buttata. La paura si è fatta da parte e ho iniziato a rilassarmi. Ho cominciato a conoscere le persone, ad apprezzarne la cultura e, lentamente, a prendere confidenza con quel mondo così distante dal mio.
Da quel momento non mi sono più fermata.
Perché viaggiare da backpacker
Cosa c’è di così speciale nel viaggiare zaino in spalla, con pochi soldi, pochi vestiti e anche un po’ di paura?
Forse proprio questo:
- La voglia di mettersi in gioco e dimostrare, prima di tutto a sé stessi, che si può fare
- Il desiderio di conoscere culture completamente diverse dalla propria
- La libertà totale: nessun programma rigido, nessun vincolo
- L’incontro con persone da ogni parte del mondo
- Il piacere di perdersi, scoprire, improvvisare
Come organizzare il primo viaggio da backpacker
Andare all’avventura non significa partire senza alcun piano. Un minimo di organizzazione serve sempre.
Stabilisci un budget giornaliero, anche molto semplice: ad esempio 10 euro al giorno per dormire e mangiare in Asia possono bastare. Definisci un itinerario di base, anche se poi cambierà strada facendo. Avere una direzione è importante, ti motiva e ti dà un punto di partenza.
Datti uno scopo, anche simbolico: attraversare un Paese, viaggiare per mesi, usare solo mezzi locali. Avere una sfida personale rende tutto più intenso.
Se è la prima esperienza, evita mete con shock culturale troppo forte. Iniziare dal nord dell’India, come ho fatto io, può essere impegnativo. Meglio partire dal sud dell’India oppure dalla Thailandia.
Porta pochi vestiti: ciò che serve lo puoi acquistare sul posto. Lo zaino pesa, e lo sentirai ogni giorno.
Informati prima di partire. Una guida, qualche appunto, una lista di luoghi da vedere possono essere utili. Poi sarai libero di cambiare tutto.
In Asia, per prenotare alloggi, piattaforme come Agoda, Trip.com e Traveloka funzionano molto bene. In alternativa, chiedere direttamente alla gente del posto è spesso la scelta migliore.
Se non vuoi viaggiare da solo, esistono forum dove trovare compagni di viaggio, come Lonely Planet, ma anche molte altre community online.
Ricorda che in molti Paesi asiatici la contrattazione è normale: non accettare mai il primo prezzo, negoziare fa parte del gioco.
Se viaggi in zone tropicali, porta vestiti chiari: attirano meno le zanzare.
Un pareo o un telo (in India chiamato lungi, in Thailandia sarong) può sostituire il sacco a pelo ed è utilissimo nelle guesthouse più spartane.
Tieni sempre con te medicinali per la dissenteria e sali reidratanti. Si trovano ovunque, ma è meglio essere preparati.
Ricordati che
La voglia di scoprire e la capacità di adattarsi sono fondamentali. Questo tipo di viaggio non è per tutti.
Se senti che non fa per te, non c’è nulla di male: puoi sempre affidarti a un tour operator locale o iniziare da destinazioni più semplici, come Phuket, in Thailand.
Quando ho smesso di essere una backpacker
Ho smesso di viaggiare libera e senza pensieri quando la cosiddetta “vita vera” ha iniziato a farsi sentire. Non potevo più lavorare d’estate e partire per mesi in inverno. Dovevo trovare stabilità, e anche il tempo sembrava chiedermi altre scelte.
Troppe cose insieme, difficili da conciliare. E così, a un certo punto, mi sono fermata.
Ma tutto quello che ho vissuto in quegli anni resta con me. È il mio bagaglio più prezioso.
Oggi viaggio ancora, ma in modo diverso. Con una bambina, l’organizzazione diventa fondamentale: hotel comodi e puliti sono una priorità.
Eppure, ogni tanto, anche solo per pochi giorni, riesco ancora a ritrovare quella versione di me: la backpacker di un tempo.
Viaggiare da sola da backpacker
Non mi stancherò mai di viaggiare da sola.
Anche oggi, che sono una donna adulta e madre di una figlia adolescente, quel bisogno di partire, di mettermi in cammino e ritrovare me stessa non è mai cambiato. È semplicemente cresciuto insieme a me, trasformandosi, ma senza perdere la sua essenza.
Quando ho iniziato a viaggiare in Asia da sola, non era così comune come oggi. Non c’erano tutte le risorse, i gruppi o le community che esistono adesso. C’era molta più incertezza, e forse anche più paura.
Proprio per questo, negli anni ho sentito il desiderio di accompagnare altre donne in questo percorso.
Oggi aiuto donne a viaggiare da sole attraverso consulenze personalizzate, soprattutto per chi desidera organizzare un viaggio in Thailand. Le supporto nella pianificazione, nella gestione degli spostamenti e, soprattutto, nell’affrontare le paure iniziali.
Per chi invece non se la sente ancora di partire da sola, ma non ha nessuno con cui viaggiare, ho creato esperienze di gruppo dedicate esclusivamente alle donne, tra Asia e Sud-Est Asiatico. Sono viaggi pensati per condividere, conoscersi e fare il primo passo insieme.
Organizzo anche workshop per donne che desiderano iniziare a viaggiare da sole: spazi di confronto dove parliamo di paure, sicurezza, organizzazione e consapevolezza. Occasioni per incontrarsi, riconoscersi e trovare il coraggio di partire, ognuna con i propri tempi.
Perché viaggiare da sole non significa essere sole, ma imparare a fidarsi di sé stesse e del mondo.